venerdì 12 marzo 2021

Il più grande mistero della storia svelato!

Non è il progetto di una nuova stazione ferroviaria, ma la storia della chiesa cristiana...
Oggi vi svelo il più grande mistero della storia.
Girando sui social, parlando con le persone, ascoltando in TV dibattiti (anche tra dotti!), mi sono reso conto che c'è un mistero nascosto a più della metà della popolazione terrestre e a quasi tutta quella italiana.
Un mistero che farà impallidire persino le prezzolate rivelazioni di Harry e Megan a Oprah Winfrey.
Ma quali sono queste dichiarazioni che mi hanno indotto a rompere un segreto che dura da millenni e che noi della Derelitta Congrega del Crustolo serbiamo gelosamente?
Ebbene, sono decenni che sento dire e leggo cose come:
 
Non sono cristiano perché i preti sono pedofili!
Sono ateo perché i cardinali sono ricchi!
Non credo in Dio perché non voglio adorare pezzi di legno nelle chiese!
Sono agnostico perché non voglio passare la vita col rosario in mano a biascicare avemmarie!

E così è venuto il momento di svelarvi il gran mistero (visto che tutte le osservazioni riportate sopra riguardano cose e comportamenti della chiesa cattolica):
 
 
E ancora meglio:
 
si può credere in Dio senza essere cattolici!
 
Ora, tenendo conto che nel 2015 (ultimo dato conosciuto) i cristiani nel mondo erano il 31,2% dei credenti, fate conto più o meno di questi numeri:
 
Cattolici 1.100.000.000;
Protestanti 480.000.000;
Ortodossi 225.000.000;
Anglicani 73.000.000;
Orientali 72.000.000.

Ci sono poi altre 56 Chiese e quasi 200 Istituzioni cristiane varie.
E questi sono i numeri delle grosse chiese, che non prende in considerazione le piccole congregazioni che trovate nel garage sotto casa e che la domenica vi rimbambiscono col suono di trombe e tamburi... (si fa per celiare e senza voler offendere la fede di nessuno!).
 
Ora, seguitemi ancora un attimo. Io non sto dicendo che i cattolici e la Chiesa cattolica siano quelle cose lì. Che cioè i preti siano tutti pedofili, che i cardinali abbiano tutti l'attico a Roma con vista su san Pietro, ecc.
Ho amici preti e arcivescovi che sono santi uomini, che danno tutto loro stessi per chi ha bisogno e che si battono per la legalità a qualunque costo. Io ho grandissima stima per questo papa che dice pane al pane e vino al vino!
Ho fatto quegli esempi all'inizio solo per parlare di ciò che va per la maggiore nell'opinione pubblica.

Ma perché tutta questa manfrina?
Semplicemente per dire che nel mondo non esiste una sola chiesa che si richiama all'insegnamento di Gesù Cristo. E che se provate a leggere anche solo qualche trafiletto su wikipedia (o magari qualcosa di un po' più articolato qui) vi renderete conto che la differenza tra quelle chiese può essere a volte anche abissale (es.: su aborto e divorzio, banditi dai cattolici, molte delle chiese storiche sono favorevoli -anche se non capisco come faccia un cristiano ad ammettere l'aborto...)
Perciò la prossima volta che qualcuno vi fa un'osservazione come sopra riportata, potrete rispondergli: ma ne sei veramente sicuro? Sai di cosa stai parlando?
Sei certo che il tuo non credere è fondato su qualcosa di vero? O semplicemente è una scusa per non impegnarti a far muovere qualche rotella del cervello?
Insomma, spesso dietro frasi come quelle di cui sopra si cela (e lo so che qui mi lapideranno, ma quanno ce vo', ce vo'...) solo un'apatia spirituale e intellettuale, o un voler trovare una scusa per non sentire anche un'altra campana su argomenti cosiddetti sensibili.
Come se il ragionamento fosse: se Dio è quello di quei baciapile lì, a me non interessa; non interessa come lui vede la vita, il modo di viverla che propone.
Anche se sarebbe bello sentire qualche altra campana che viene dalla stessa parrocchia: quelli di coloro che leggono la Bibbia ma non hanno il papa come... papa. Perché sulle risposte pratiche alla vita quotidiana ci possono essere anche risposte diverse, anche senza arrivare a chiudersi in un monastero tibetano in capo al mondo.
 
Se non vi siete addormentati e, per qualche misterioso motivo, siete arrivati a leggere fin qui, vorrei concludere questo post sconclusionato invitandovi a farvi qualche domanda in proposito, come quelle che mi faccio io tutti i giorni...



Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)
 
 

Il più grande mistero della storia svelato!

Non è il progetto di una nuova stazione ferroviaria, ma la storia della chiesa cristiana...
Oggi vi svelo il più grande mistero della storia.
Girando sui social, parlando con le persone, ascoltando in TV dibattiti (anche tra dotti!), mi sono reso conto che c'è un mistero nascosto a più della metà della popolazione terrestre e a quasi tutta quella italiana.
Un mistero che farà impallidire persino le prezzolate rivelazioni di Harry e Megan a Oprah Winfrey.
Ma quali sono queste dichiarazioni che mi hanno indotto a rompere un segreto che dura da millenni e che noi della Derelitta Congrega del Crustolo serbiamo gelosamente?
Ebbene, sono decenni che sento dire e leggo cose come:
 
Non sono cristiano perché i preti sono pedofili!
Sono ateo perché i cardinali sono ricchi!
Non credo in Dio perché non voglio adorare pezzi di legno nelle chiese!
Sono agnostico perché non voglio passare la vita col rosario in mano a biascicare avemmarie!

E così è venuto il momento di svelarvi il gran mistero (visto che tutte le osservazioni riportate sopra riguardano cose e comportamenti della chiesa cattolica):
 
 
E ancora meglio:
 
si può credere in Dio senza essere cattolici!
 
Ora, tenendo conto che nel 2015 (ultimo dato conosciuto) i cristiani nel mondo erano il 31,2% dei credenti, fate conto più o meno di questi numeri:
 
Cattolici 1.100.000.000;
Protestanti 480.000.000;
Ortodossi 225.000.000;
Anglicani 73.000.000;
Orientali 72.000.000.

Ci sono poi altre 56 Chiese e quasi 200 Istituzioni cristiane varie.
E questi sono i numeri delle grosse chiese, che non prende in considerazione le piccole congregazioni che trovate nel garage sotto casa e che la domenica vi rimbambiscono col suono di trombe e tamburi... (si fa per celiare e senza voler offendere la fede di nessuno!).
 
Ora, seguitemi ancora un attimo. Io non sto dicendo che i cattolici e la Chiesa cattolica siano quelle cose lì. Che cioè i preti siano tutti pedofili, che i cardinali abbiano tutti l'attico a Roma con vista su san Pietro, ecc.
Ho amici preti e arcivescovi che sono santi uomini, che danno tutto loro stessi per chi ha bisogno e che si battono per la legalità a qualunque costo. Io ho grandissima stima per questo papa che dice pane al pane e vino al vino!
Ho fatto quegli esempi all'inizio solo per parlare di ciò che va per la maggiore nell'opinione pubblica.

Ma perché tutta questa manfrina?
Semplicemente per dire che nel mondo non esiste una sola chiesa che si richiama all'insegnamento di Gesù Cristo. E che se provate a leggere anche solo qualche trafiletto su wikipedia (o magari qualcosa di un po' più articolato qui) vi renderete conto che la differenza tra quelle chiese può essere a volte anche abissale (es.: su aborto e divorzio, banditi dai cattolici, molte delle chiese storiche sono favorevoli -anche se non capisco come faccia un cristiano ad ammettere l'aborto...)
Perciò la prossima volta che qualcuno vi fa un'osservazione come sopra riportata, potrete rispondergli: ma ne sei veramente sicuro? Sai di cosa stai parlando?
Sei certo che il tuo non credere è fondato su qualcosa di vero? O semplicemente è una scusa per non impegnarti a far muovere qualche rotella del cervello?
Insomma, spesso dietro frasi come quelle di cui sopra si cela (e lo so che qui mi lapideranno, ma quanno ce vo', ce vo'...) solo un'apatia spirituale e intellettuale, o un voler trovare una scusa per non sentire anche un'altra campana su argomenti cosiddetti sensibili.
Come se il ragionamento fosse: se Dio è quello di quei baciapile lì, a me non interessa; non interessa come lui vede la vita, il modo di viverla che propone.
Anche se sarebbe bello sentire qualche altra campana che viene dalla stessa parrocchia: quelli di coloro che leggono la Bibbia ma non hanno il papa come... papa. Perché sulle risposte pratiche alla vita quotidiana ci possono essere anche risposte diverse, anche senza arrivare a chiudersi in un monastero tibetano in capo al mondo.
 
Se non vi siete addormentati e, per qualche misterioso motivo, siete arrivati a leggere fin qui, vorrei concludere questo post sconclusionato invitandovi a farvi qualche domanda in proposito, come quelle che mi faccio io tutti i giorni...



Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)
 
 

mercoledì 10 marzo 2021

Io sto con Enzo Bianchi

Io sto con Enzo Bianchi.
Non sto qui a ricapitolare la vicenda perché sarebbe lunghissima, ma qui potrete trovarne un sunto. È un articolo un po' lungo ma spiega benissimo tutto, facendo anche qualche valutazione, per me, obbiettiva.
Io non conosco tutta la storia, se non quella che hanno riportato i media, quindi non nei suoi risvolti più intimi, nelle sue verità dette e non dette, nelle sue pieghe giustamente nascoste perché coinvolgono la vita delle persone. E sono convinto che anche in questo caso non tutto si possa e si debba mettere in piazza (questo è il dramma del nostro tempo: è tutto sempre alla portata di tutti; anzi più è intimo, più è scabroso, più fa notizia, tanto che ormai il concetto di vita umana ha perso di significato, diventando sinonimo di corpo, oggetto).
Io sto con Enzo Bianchi anzitutto perché mi fido di quel che ha detto, della storia così come l'ha raccontata, anche se c'è chi dice che la controparte avrebbe smentito queste dichiarazioni.
Mi fido della sua integrità morale e del suo essere un uomo biblicamente saggio. E la Bibbia ci dice che la saggezza è sì dono di Dio, ma si ottiene solo con una adeguata preparazione a riceverla. E penso che fratel Enzo abbia dimostrato nella sua lunga vita di avere questa preparazione, spirituale e intellettuale.
Perciò mi fido anche del fatto che questa volta, almeno fino al momento in cui scrivo, abbia fatto bene a non praticare la virtù dell'obbedienza così come invece suggerito da più parti.
Foto mia
Io sto con Enzo Bianchi perché Bose esiste solo perché Dio ha voluto sulla terra uno come Enzo Bianchi. E tutti coloro che sono coinvolti in questa vicenda dovrebbero ricordarlo sempre: se vivono lì, se sono diventati quelli che sono, se fanno parte di un pezzo importante di Chiesa cristiana del nostro tempo così viva e vivace, è solo perché c'è stato e c'è Enzo Bianchi che con la sua profezia ha messo al centro della propria vita Dio, nell'obbedienza alla Sua Parola.
 
E ora una piccola osservazione personale. Sono certo che Enzo Bianchi non leggerà questo post, quindi mi sento di fare una annotazione fraterna senza esser preso per presuntuoso.
Nel Vangelo c'è un passo in cui Gesù fa un po' di 'scuola' ai discepoli su come comportarsi. E dice:
Foto mia

Se qualcuno non vi riceve né ascolta le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città, scotete la polvere dai vostri piedi. (Mt 10:14)
Ebbene, io vedo (una volta sistemate le cose) Enzo Bianchi lasciare le colline di Magnano, andare via da ciò che ha faticosamente e gioiosamente creato per conto di Dio a Bose, e andare in un altro luogo, a fondare un altro monastero, sia pure in un garage della periferia di Milano o Torino o Palermo.
Perché se è questo ciò che Dio vuole, Egli farà fiorire la Sua Parola per mezzo di fratel Enzo ovunque.
Un profeta non è disprezzato che nella sua patria e in casa sua. (Mt 13:57)
dice ancora il vangelo di Matteo.
 
Ho cercato di scrivere due parole per spiegare quello che penso di tutta questa vicenda. Certamente tanti e più preparati di me hanno espresso il loro parere, con un linguaggio sicuramente più forbito e con motivazioni più alte.
Io ho detto la mia da cristiano che frequenta da un po' Bose e che pensa di conoscere qualcosa del messaggio profetico di fratel Enzo.
Non me ne vogliano quelli che leggono nei libri grossi e conoscono ogni cosa della teologia e del diritto canonico.


P.S.: Leggo proprio ora questo articolo sull'argomento. A parte il linguaggio forse gionalistico ma poco consono, si pone una questione (quella della scissione) che potrebbe essere all'orizzonte. Chi sa qualcosa di sociologia della religione o anche solo di storia dei movimenti religiosi, sa che è naturale la possibilità che dopo qualche anno, con l'aumentare del numero delle persone (e quindi delle teste), le idee su come incarnare l'ispirazione primigenia possano cominciare a divergere. Ma mi fermo qui perché non era questo l'intento di questo mio post.


Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)
 

Io sto con Enzo Bianchi

Io sto con Enzo Bianchi.
Non sto qui a ricapitolare la vicenda perché sarebbe lunghissima, ma qui potrete trovarne un sunto. È un articolo un po' lungo ma spiega benissimo tutto, facendo anche qualche valutazione, per me, obbiettiva.
Io non conosco tutta la storia, se non quella che hanno riportato i media, quindi non nei suoi risvolti più intimi, nelle sue verità dette e non dette, nelle sue pieghe giustamente nascoste perché coinvolgono la vita delle persone. E sono convinto che anche in questo caso non tutto si possa e si debba mettere in piazza (questo è il dramma del nostro tempo: è tutto sempre alla portata di tutti; anzi più è intimo, più è scabroso, più fa notizia, tanto che ormai il concetto di vita umana ha perso di significato, diventando sinonimo di corpo, oggetto).
Io sto con Enzo Bianchi anzitutto perché mi fido di quel che ha detto, della storia così come l'ha raccontata, anche se c'è chi dice che la controparte avrebbe smentito queste dichiarazioni.
Mi fido della sua integrità morale e del suo essere un uomo biblicamente saggio. E la Bibbia ci dice che la saggezza è sì dono di Dio, ma si ottiene solo con una adeguata preparazione a riceverla. E penso che fratel Enzo abbia dimostrato nella sua lunga vita di avere questa preparazione, spirituale e intellettuale.
Perciò mi fido anche del fatto che questa volta, almeno fino al momento in cui scrivo, abbia fatto bene a non praticare la virtù dell'obbedienza così come invece suggerito da più parti.
Foto mia
Io sto con Enzo Bianchi perché Bose esiste solo perché Dio ha voluto sulla terra uno come Enzo Bianchi. E tutti coloro che sono coinvolti in questa vicenda dovrebbero ricordarlo sempre: se vivono lì, se sono diventati quelli che sono, se fanno parte di un pezzo importante di Chiesa cristiana del nostro tempo così viva e vivace, è solo perché c'è stato e c'è Enzo Bianchi che con la sua profezia ha messo al centro della propria vita Dio, nell'obbedienza alla Sua Parola.
 
E ora una piccola osservazione personale. Sono certo che Enzo Bianchi non leggerà questo post, quindi mi sento di fare una annotazione fraterna senza esser preso per presuntuoso.
Nel Vangelo c'è un passo in cui Gesù fa un po' di 'scuola' ai discepoli su come comportarsi. E dice:
Foto mia

Se qualcuno non vi riceve né ascolta le vostre parole, uscendo da quella casa o da quella città, scotete la polvere dai vostri piedi. (Mt 10:14)
Ebbene, io vedo (una volta sistemate le cose) Enzo Bianchi lasciare le colline di Magnano, andare via da ciò che ha faticosamente e gioiosamente creato per conto di Dio a Bose, e andare in un altro luogo, a fondare un altro monastero, sia pure in un garage della periferia di Milano o Torino o Palermo.
Perché se è questo ciò che Dio vuole, Egli farà fiorire la Sua Parola per mezzo di fratel Enzo ovunque.
Un profeta non è disprezzato che nella sua patria e in casa sua. (Mt 13:57)
dice ancora il vangelo di Matteo.
 
Ho cercato di scrivere due parole per spiegare quello che penso di tutta questa vicenda. Certamente tanti e più preparati di me hanno espresso il loro parere, con un linguaggio sicuramente più forbito e con motivazioni più alte.
Io ho detto la mia da cristiano che frequenta da un po' Bose e che pensa di conoscere qualcosa del messaggio profetico di fratel Enzo.
Non me ne vogliano quelli che leggono nei libri grossi e conoscono ogni cosa della teologia e del diritto canonico.


P.S.: Leggo proprio ora questo articolo sull'argomento. A parte il linguaggio forse gionalistico ma poco consono, si pone una questione (quella della scissione) che potrebbe essere all'orizzonte. Chi sa qualcosa di sociologia della religione o anche solo di storia dei movimenti religiosi, sa che è naturale la possibilità che dopo qualche anno, con l'aumentare del numero delle persone (e quindi delle teste), le idee su come incarnare l'ispirazione primigenia possano cominciare a divergere. Ma mi fermo qui perché non era questo l'intento di questo mio post.


Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)
 

sabato 6 marzo 2021

Sono un maschilista fallocratico.

Uomo nudo, studio. (T. Gericault)

Un pezzo breve ma sentito.
Che mi è stato ispirato dalla lettura di un twitt.
Di cui non citerò l'autore non perché non abbia il coraggio di farlo, ma perché è uno dei tanti che leggo dappertutto e che, penso, è capitato e capiterà anche a voi di leggere.
Partiamo dal twitt:

Io non voglio essere come un uomo. Con tutto l’affetto. Ho studiato architettura, approfondendo gli aspetti costruttivi, strutturali, climatici degli edifici, dal cemento alle murature antiche. Non come un maschio, ma come me. E io sono donna. Architetta, architettrice, come loro: (e qui sono postate foto di realizzazioni architettoniche progettate, presumo, da donne)

In verità a questo twitt ho già risposto con questo post su facebook:
Francamente questa storia che ci sia un sesso superiore all'altro, che un sesso sia quello buono e uno quello cattivo, che uno sia indispensabile e l'altro inutile e dannoso, mi ha rotto.
Penso che questa sia la causa del fatto che stiamo come stiamo.
E lo dico leggendo continuamente post di DONNE che pensano così di elevarsi dalla massa.
Che differenza c'è, a questo punto, con un UOMO che si sente superiore, che pensa di far parte del sesso buono e indispensabile?
Esiste un dato scientifico e obiettivo che un sesso, uno qualunque dei due, sia superiore all'altro, buono e indispensabile?
Perché anche il linguaggio che sembra più inoffensivo  è violento.
E ci sono uomini stronzi e ci sono donne stronze.
E ci sono uomini violenti e ci sono donne violente.
 
Una donna che si dice orgogliosa del proprio lavoro è, per il politicamente corretto, una femminista orgogliosa che sbatte in faccia al maschio quella che considera la propria superiorità.
(E io in questo ci vedo molta violenza.)
Un uomo che si dice orgoglioso del proprio lavoro è solo un maschilista fallocratico.

Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)

Sono un maschilista fallocratico.

Uomo nudo, studio. (T. Gericault)

Un pezzo breve ma sentito.
Che mi è stato ispirato dalla lettura di un twitt.
Di cui non citerò l'autore non perché non abbia il coraggio di farlo, ma perché è uno dei tanti che leggo dappertutto e che, penso, è capitato e capiterà anche a voi di leggere.
Partiamo dal twitt:

Io non voglio essere come un uomo. Con tutto l’affetto. Ho studiato architettura, approfondendo gli aspetti costruttivi, strutturali, climatici degli edifici, dal cemento alle murature antiche. Non come un maschio, ma come me. E io sono donna. Architetta, architettrice, come loro: (e qui sono postate foto di realizzazioni architettoniche progettate, presumo, da donne)

In verità a questo twitt ho già risposto con questo post su facebook:
Francamente questa storia che ci sia un sesso superiore all'altro, che un sesso sia quello buono e uno quello cattivo, che uno sia indispensabile e l'altro inutile e dannoso, mi ha rotto.
Penso che questa sia la causa del fatto che stiamo come stiamo.
E lo dico leggendo continuamente post di DONNE che pensano così di elevarsi dalla massa.
Che differenza c'è, a questo punto, con un UOMO che si sente superiore, che pensa di far parte del sesso buono e indispensabile?
Esiste un dato scientifico e obiettivo che un sesso, uno qualunque dei due, sia superiore all'altro, buono e indispensabile?
Perché anche il linguaggio che sembra più inoffensivo  è violento.
E ci sono uomini stronzi e ci sono donne stronze.
E ci sono uomini violenti e ci sono donne violente.
 
Una donna che si dice orgogliosa del proprio lavoro è, per il politicamente corretto, una femminista orgogliosa che sbatte in faccia al maschio quella che considera la propria superiorità.
(E io in questo ci vedo molta violenza.)
Un uomo che si dice orgoglioso del proprio lavoro è solo un maschilista fallocratico.

Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)

giovedì 4 marzo 2021

Libertà vo' cercando! Sei sicuro? Quanto ti costa la libertà?

"Libertà vo' cercando..." (Dante, Purgatorio, canto I, 71)
Una visione del mondo è quella che ti permette di incasellare nella tua mente le
cose che accadono, di poterle spiegare, di poterle giudicare e quindi di poterci rispondere.
Ognuno di noi ha la propria visione del mondo.
Una visione che si è fatta con l'esperienza, leggendo libri, ascoltando altri parlare o, soprattutto, guardando la loro vita.
Nessuna visione del mondo è giusta o sbagliata. Ma su questo si potrebbe molto discutere, poiché ci sono visioni del mondo che interagiscono pesantemente con la vita di chi ci sta intorno e possono portare a un danno per gli altri. Penso al razzismo, all'intolleranza verso l'altro (non solo verso una minoranza: siamo tutti la minoranza di qualcun altro), ai regimi politici dittatoriali, ecc. . 
E c'è un concetto, strettamente legato alla visione del mondo, che è quello della libertà.
Oggi vorrei riflettere con voi sulla pericolosità della libertà.
La libertà è pericolosa perché costringe a mettere continuamente alla prova la propria visione del mondo.
Siamo infatti continuamente chiamati a navigare nel mare del mondo, lontano dalla terra ferma.
Questo ci da' sicuramente la vertigine di poter andare, intellettualmente e spiritualmente, dove vogliamo, senza che nessuno ci possa mettere paletti. Possiamo, cioè, anche contestare le idee di chi fino ad un attimo prima consideravamo maestro, perché abbiamo riflettuto con la nostra testa e abbiamo capito che le sue idee non ci aiutano più a leggere la realtà come vorremmo.
Attenzione! Non sto dicendo che dobbiamo cambiare idea ad ogni soffio di vento (quando si dice: esser banderuole...), cioè ad ogni nuova idea che ci si pone davanti solo perché ci stuzzica intellettualmente.
Resta sempre il principio della visione che abbiamo del mondo e della vita: a meno di non trovarci di fronte ad una illuminazione vera e propria, ogni scelta deve essere fatta nell'alveo del fiume in cui abbiamo scelto di navigare.
Ma può capitare che tutto ad un tratto arrivi l'incontro con una persona, un libro, un film, che ci cambia la vita. E ben vengano gli stravolgimenti intellettuali, spirituali, psicologici, se ci danno maggiore serenità d'animo e di giudizio. 
Ma la libertà, dicevo, è pericolosa, perché ci costringere a stare sempre sul pezzo, sempre vigili per essere pronti ad affrontare nuove navigazioni.
Per questo l'uomo ha quella che Nietzcshe chiama "la nostalgia della terra": la libertà ci porta sempre a correre, a seguire la vita, a tuffarcisi dentro; ma ci sono momenti in cui siamo stanchi e sentiamo il bisogno di andare sulla terra ferma, per ripararci da questo moto continuo, da questa continua responsabilità di scegliere con scienza e coscienza, come suol dirsi.
E questi sono i momenti peggiori, quelli in cui siamo preda del pericolo di lasciarci trascinare da cattivi maestri, quelli che ci mettono su un vassoio d'argento le risposte già pronte, allettanti, rassicuranti. Quelle per cui non devi pensare, ma solo accettare.
E se questo placa la nostra angoscia di dover agire secondo responsabilità, ci rende però schiavi di chiunque ci voglia imporre una dogmatica verità.
Essere chiamati a libertà significa essere chiamati a responsabilità.
Che sia questa la fatica di essere uomini?
Io piango coloro i quali, per non affrontare il mare aperto delle scelte responsabili, preferiscono all'emozione della libertà la calma stagnante della schiavitù.


Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)
 

Libertà vo' cercando! Sei sicuro? Quanto ti costa la libertà?

"Libertà vo' cercando..." (Dante, Purgatorio, canto I, 71)
Una visione del mondo è quella che ti permette di incasellare nella tua mente le
cose che accadono, di poterle spiegare, di poterle giudicare e quindi di poterci rispondere.
Ognuno di noi ha la propria visione del mondo.
Una visione che si è fatta con l'esperienza, leggendo libri, ascoltando altri parlare o, soprattutto, guardando la loro vita.
Nessuna visione del mondo è giusta o sbagliata. Ma su questo si potrebbe molto discutere, poiché ci sono visioni del mondo che interagiscono pesantemente con la vita di chi ci sta intorno e possono portare a un danno per gli altri. Penso al razzismo, all'intolleranza verso l'altro (non solo verso una minoranza: siamo tutti la minoranza di qualcun altro), ai regimi politici dittatoriali, ecc. . 
E c'è un concetto, strettamente legato alla visione del mondo, che è quello della libertà.
Oggi vorrei riflettere con voi sulla pericolosità della libertà.
La libertà è pericolosa perché costringe a mettere continuamente alla prova la propria visione del mondo.
Siamo infatti continuamente chiamati a navigare nel mare del mondo, lontano dalla terra ferma.
Questo ci da' sicuramente la vertigine di poter andare, intellettualmente e spiritualmente, dove vogliamo, senza che nessuno ci possa mettere paletti. Possiamo, cioè, anche contestare le idee di chi fino ad un attimo prima consideravamo maestro, perché abbiamo riflettuto con la nostra testa e abbiamo capito che le sue idee non ci aiutano più a leggere la realtà come vorremmo.
Attenzione! Non sto dicendo che dobbiamo cambiare idea ad ogni soffio di vento (quando si dice: esser banderuole...), cioè ad ogni nuova idea che ci si pone davanti solo perché ci stuzzica intellettualmente.
Resta sempre il principio della visione che abbiamo del mondo e della vita: a meno di non trovarci di fronte ad una illuminazione vera e propria, ogni scelta deve essere fatta nell'alveo del fiume in cui abbiamo scelto di navigare.
Ma può capitare che tutto ad un tratto arrivi l'incontro con una persona, un libro, un film, che ci cambia la vita. E ben vengano gli stravolgimenti intellettuali, spirituali, psicologici, se ci danno maggiore serenità d'animo e di giudizio. 
Ma la libertà, dicevo, è pericolosa, perché ci costringere a stare sempre sul pezzo, sempre vigili per essere pronti ad affrontare nuove navigazioni.
Per questo l'uomo ha quella che Nietzcshe chiama "la nostalgia della terra": la libertà ci porta sempre a correre, a seguire la vita, a tuffarcisi dentro; ma ci sono momenti in cui siamo stanchi e sentiamo il bisogno di andare sulla terra ferma, per ripararci da questo moto continuo, da questa continua responsabilità di scegliere con scienza e coscienza, come suol dirsi.
E questi sono i momenti peggiori, quelli in cui siamo preda del pericolo di lasciarci trascinare da cattivi maestri, quelli che ci mettono su un vassoio d'argento le risposte già pronte, allettanti, rassicuranti. Quelle per cui non devi pensare, ma solo accettare.
E se questo placa la nostra angoscia di dover agire secondo responsabilità, ci rende però schiavi di chiunque ci voglia imporre una dogmatica verità.
Essere chiamati a libertà significa essere chiamati a responsabilità.
Che sia questa la fatica di essere uomini?
Io piango coloro i quali, per non affrontare il mare aperto delle scelte responsabili, preferiscono all'emozione della libertà la calma stagnante della schiavitù.


Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)
 

lunedì 1 marzo 2021

Io contesto (II). Appunti.

Io contesto la riduzione dell'uomo a massa, addomesticabile e uniformante,
creatrice di zombie sbavanti e/o di mostri eterocondotti.
Io contesto, perciò, ogni idea filosofica e politica che metta la massa sopra l'individuo, che giudichi la persona incapace di vita propria.
Io contesto non la scienza ma lo scientismo, che vuole spiegare con numeri, rette e angoli i moti dell'anima e gli slanci del cuore.
Io contesto coloro che per non confessare la confusione del proprio uomo interiore, con la quale vogliono confondere l'altro uomo, cambiano il significato delle parole perché non sanno (e non vogliono) chiamare le cose col proprio nome. Perché non hanno il coraggio (o la forza e la capacità?) di ammettere che l'impalcatura del proprio pensiero è debole, sul punto di crollare.
Io non contesto loro di avere un pensiero altro, diverso; ma di non voler fare un passo avanti e smetterla di dire che ciò che si conosce da sempre con un nome, un termine, non ha ora lo stesso contenuto.
Altrimenti diventa un gioco al massacro.
Ogni realtà è descritta da una parola, e dietro ogni parola c'è una realtà.
Se cambia la realtà (o il significato che ad essa si da') bisogna avere il coraggio e l'onestà di cambiare anche la parola che la descrive. È semplice logica.
Vedi una realtà diversa dietro parole usate da secoli? Famiglia, paternità, maternità?
Abbi la forza, la capacità e l'onestà intellettuale di dargli anche un nome diverso.
Cresci.
Ma non alle spalle di qualcun altro. 

(Per un uso consapevole della tua mente, comincia con l'usarla. Il resto verrà da sé.)

 

Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)

Io contesto (II). Appunti.

Io contesto la riduzione dell'uomo a massa, addomesticabile e uniformante,
creatrice di zombie sbavanti e/o di mostri eterocondotti.
Io contesto, perciò, ogni idea filosofica e politica che metta la massa sopra l'individuo, che giudichi la persona incapace di vita propria.
Io contesto non la scienza ma lo scientismo, che vuole spiegare con numeri, rette e angoli i moti dell'anima e gli slanci del cuore.
Io contesto coloro che per non confessare la confusione del proprio uomo interiore, con la quale vogliono confondere l'altro uomo, cambiano il significato delle parole perché non sanno (e non vogliono) chiamare le cose col proprio nome. Perché non hanno il coraggio (o la forza e la capacità?) di ammettere che l'impalcatura del proprio pensiero è debole, sul punto di crollare.
Io non contesto loro di avere un pensiero altro, diverso; ma di non voler fare un passo avanti e smetterla di dire che ciò che si conosce da sempre con un nome, un termine, non ha ora lo stesso contenuto.
Altrimenti diventa un gioco al massacro.
Ogni realtà è descritta da una parola, e dietro ogni parola c'è una realtà.
Se cambia la realtà (o il significato che ad essa si da') bisogna avere il coraggio e l'onestà di cambiare anche la parola che la descrive. È semplice logica.
Vedi una realtà diversa dietro parole usate da secoli? Famiglia, paternità, maternità?
Abbi la forza, la capacità e l'onestà intellettuale di dargli anche un nome diverso.
Cresci.
Ma non alle spalle di qualcun altro. 

(Per un uso consapevole della tua mente, comincia con l'usarla. Il resto verrà da sé.)

 

Tim il Guiscardo
Vice Comandante dell'Astronave Terra
(in attesa che torni il Capo)